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| .::A 10 Km da Ostuni (Br)::. |
A soli 8 km dal mare, adagiata su tre colli in magnifica posizione, ad un’altezza totale di 207 metri, Ostuni giace su un territorio che dalle ultime propaggini delle Murge, si estende sino all’Adriatico attraverso un succedersi di panorami tra i più suggestivi. Il clima dolce, l’aria luminosa, il fascino del suo borgo, la placida quiete delle sue campagne ed i vasti orizzonti marini, costituiscono la cornice ideale per splendide vacanze in ogni stagione.
Si distanzia di soli 35 Km da Brindisi e ha una popolazione pari a 32.730 abitanti.
Ostuni è denominata la “Città Bianca” per le caratteristiche abitazioni imbiancate a calce fin sui tetti.
Quest’usanza che oggi può sembrare un puro vezzo, in realtà, rivestiva una funzione ben precisa.
A partire dal XVII secolo, infatti, l’uso della calce per imbiancare le abitazioni rappresentava l'unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione.
Un uso, quello di imbiancare con della calce le abitazioni nel centro storico che rientra tutt’ora in quelle che sono le peculiarità della città, una caratteristica che la rende riconoscibile e indimenticabile.
il suo nome, secondo la tradizione, deriva dal greco "Astu-neon", città nuova, costruita con ogni probabilità - circa duemila anni fa - sui resti di una città più antica.
Il territorio ostunese risulta abitato lungo la costa e nell’entroterra sui crinali della Murgia, già nel Paleolitico medio (50.000-40.000 anni fa) e nel Neolitico.
Tra le tante testimonianze rinvenute, importantissima è stata quella di “Delia” la donna incinta scoperta in contrada “Agnano’, risalente a 25.000 anni fa e i reperti litici ed ossei della Grotta di Sant’Angelo.
I ritrovamenti archeologici nella zona dei giardini, con iscrizioni, monete, bronzi, vasi e l’individuazione della prima cinta muraria del IV secolo a.C., estesa sino all’attuale campo “campo boario”, ci dicono sicuramente che Ostuni è stata città messapica.
Dopo la distruzione della Ostuni Messapica, non si sa se la città risorge all’epoca romana: di questo periodo ci è rimasto solo un tratto di acquedotto con volta a tutto sesto che parte dalle mura nei pressi della Chiesa Santa Maria della Stella e si interrompe lungo la strada che porta alla stazione.
Molte delle attuali masserie, comunque, sorgono su resti delle ville romane e parecchi nomi prediali in “ano-ana” delle contrade ostunesi (Agnano, Citrignano, Lardagnano, Sessana), sono segni di sicura romanità.
Nel VII-IX secolo, con la dominazione dei Longobardi sorgono i ‘casali”, nuclei di case edificati intorno a piccole chiese.
Il diritto longobardo porta in campo contrattuale e nei rapporti famigliari sostanziali innovazioni che sopravviveranno per secoli.
Tornato il dominio bizantino nel IX secolo, Ostuni nell’ 876 diviene centro fortificato sotto l’imperatore Basilio il Macedone ed è eretta a sede vescovile, diocesi di rito greco. L’arte bizantina mette subito radici nella zona e la sua influenza permarrà per molti secoli come si rivela dalle pitture rupestri della Madonna della Nova (secolo XIV) e dal portale della parrocchia dello Spirito Santo che è del 1600.
Con i “Normanno-Svevi”, secoli XI-XIII, il Vescovo ottiene il diritto di decime e nel 1148 sorge, sulla cima della città vecchia, un castello di forma triangolare con tre torri riprese successivamente nello stemma civico di Ostuni.
Nel 1185, un decreto di Tancredi autorizza il popolamento del porto di Petrolla, la futura Villanova.
Sconfitto e morto Tancredi, nel 1194 subentra la dinastia Sveva con Enrico VI in coincidenza con le Crociate. Sono anni di notevole sviluppo per Ostuni e il suo porto Petrolla.
Dura circa due secoli, dal 1266 al 1442, il periodo Angioino caratterizzato da centralismo amministrativo ed esosità fiscale.
Il castello e la strategica ubicazione sulla via Traiana tra Roma e Brindisi fanno divenire Ostuni che viene dotata anche di poderose mura, città di regio demanio dal 1276 al 1294.
Nel 1277, al posto della distrutta Petrolla, viene costruita Villanova.
Nel 1420, è ceduta a Giovanni Antonio del Balzo Orsini, principe di Taranto, il più potente feudatario del regno.
Gli anni della dominazione “Aragonese” registrano uno sviluppo economico e culturale: rifioriscono i commerci, si riedifica la Cattedrale (1469-1495) in stile romanico-gotico; si ampliano a mezzogiorno le mura angioine per contenere il nuovo borgo e si rinforzano gli altri lati.
Devoluta alla corona di Spagna, Ostuni rimarrà spagnola sino alla fine del 1600. Nel 1567, gli spagnoli muniscono il litorale di torri (S. Leonardo e Pozzella) che col castello di Villanova costituiscono la nostra difesa costiera
Dopo 80 anni di regio demanio, per le enormi spese della guerra dei Trent’anni, Ostuni nel 1639 è venduta da Filippo IV re di Spagna al mercante Giovanni Zevallos, nominato duca nel 1644. L’esproprio da parte dei Zevallos di quasi tutte le entrate della città; il ristagno dell’economia e dell’edilizia causato anche dalla chiusura del porto di Villanova nel 1650; l’emigrazione della maggior parte delle famiglie nobili, segnano la grave decadenza di Ostuni.
Se si eccettua il decennio francese (1806-1815), Ostuni rimase ininterrottamente sotto il dominio dei “Borboni” dal 1734 all’unità d’Italia.
Re Carlo, incoronato a Palermo nel 1735, persegue il rinnovamento dello stato, la crescita economica, una corretta ed unitaria politica fiscale con l’introduzione del catasto onciario; stipula il concordato con la Santa Sede; rinnova le forze armate. In anticipo su tutto il Regno, di Napoli, Ostuni compila il suo catasto nel 1737 e conosce per tutto il ’700 una significativa committenza artistica laico-religiosa ed un fervore edilizio. Basti ricordare, infatti, la costruzione del monastero delle Monache Carmelitane e dell’annessa nuova chiesa S. Vito Martire; del ponte che congiunge il Seminario al Palazzo Vescovile; della guglia di S.Oronzo, opera dell’ostunese Giuseppe Greco; della nuova chiesa di San Francesco di Paola e del campanile della Cattedrale.
A fine secolo anche Ostuni è attraversata da tumulti e lotte intestine, sull’onda degli echi della rivoluzione francese. Nel 1808, in esecuzione della legge sull’abolizione degli ordini religiosi, si chiudono i conventi dei Minori Conventuali, dei Dominicani, dei Paolotti, dei Riformati e dei Cappuccini ad eccezione di quelli di clausura delle Benedettine e delle Carmelitane. Pagina creata il 31/10/2009 | Le pił belle Esterno della Struttura  |
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